FILI D'ERBA
Variazioni sul tema del regalo

Testo e disegni: Laura De Luca
Musiche originali: Silvano Valci

 


 

6.  Questo regalo non durerà niente
 

Sarà fragile, debole, cagionevole, e, dicevamo, perfettamente inutile: la sua maggiore virtù.
 
A quel tempo lungo (e senza tempo) che precederà l’ingresso del mio regalo nella tua vita, farà da contraltare l’esiguità del tempo che tu gli dedicherai al suo arrivo.
Dicevamo, gli basterà e mi basterà uno sguardo.
              
Lo scarterai.
Nel senso: lo estrarrai dal suo involucro (ostetrico esperto, lo farai nascere dal suo nascondimento).
E anche nel senso: lo metterai da parte, lo escluderai dalla tua vita subito dopo.
Lo scarterai...
Lo avrai visto e riconosciuto: subito dopo potrai anche dimenticartene...
 
 
E’ giusto.
L’inutilità del mio regalo desidera in un certo senso questa emarginazione.
Questo regalo non pretende entrare di diritto nella quotidianità dei tuoi gesti, non saprebbe che farsene.
E’ nato per la rarità e per l’eccellenza.
Se è perfetto, come sarà, non ci sarà niente che potrà aggiungere qualcosa alla sua perfezione.
 
In dimestichezza con le terre di nessuno, e non solo in quel senso dell’appartenenza (per cui non è né mio né tuo pur essendo mio e tuo contemporaneamente) il mio regalo non vuole neppure percorrere le strade spinose delle tue giornate.
 
Vi si adatterà se tu sceglierai la sua compagnia, ma se potesse essere lui a scegliere, preferirebbe il distacco, l’abbandono, la morte quasi istantanea.
 
A questo regalo basterà apparirti.
Mostrarsi a te in quella sua gloriosa parusia di un attimo e poi tornare alla sua ombra di cosa non destinata a nulla, non cercata, completamente superflua, indisponibile ai compromessi con il tempo.
 
Si apparterà, deteriorandosi.
Ma lo sfaldamento gli donerà: l’oblio lo consolerà rinnovandolo continuamente.
 
Per un periodo avevo pensato a questo regalo come a una specie di segno inciso nel muro o su una corteccia. Come i cuori disegnati dagli innamorati, che pretendono l’eterno.
Non sopportavo l’idea di un regalo come un’impronta sulla sabbia: anch’io sognavo l’eternità.
 
Ora so che la migliore garanzia della durata del regalo è che sia effimero. Non serve incidere i nostri nomi: lo sono già, nella sua superficie interna, nel suo lato oscuro e invisibile.
 
Ogni regalo ha due lati: uno esterno, visibile, prossimo alla superficie, spesso colorato e brillante, liscio al tatto, profumato, gustoso. Uno interno, misterioso ed oscuro, come pareti villose intestinali, percorso da misteriose peristalsi che accompagnano le emozioni e assecondano i sentimenti: su quelle sue pareti ci sono le cicatrici delle nostre identità, uniche e indelebili.
 
Pur effimero, durerà quanto sa e può durare.

 

  

   
     

Quando ricevo regali, i miei preferiti sono i fiori.
Anche un fiore solo.
Non c’è alcun divismo muliebre in questo.
(Io per esempio ho regalato fiori anche ad uomini.)
Un fiore regalato è la silhouette del regalo, la sua essenza.
E’ la deteriorabilità del fiore a renderne eterna l’intenzione e perfetto il significato.

Ci sono quelli che regalano piante. Perché... “almeno un po’ di più durano”!
Che ibrido sconcertante, che triste compromesso, anche se è pure bello ricevere piante.
Ma a me non interessa un regalo che duri un po’ di più, voglio un regalo da non dimenticare mai.
 
Esulto nel gettare la rosa quando puzza ormai di cimitero. Il suo profumo mi ha raggiunta un attimo, cioè per sempre.
E non mi verrà mai in mente di conservarla tra le pagine di un libro.
 
E’ nella sua estemporaneità che il regalo svela la sua dimestichezza con l’assoluto, la sua promessa (mantenuta) di felicità, l’estro misero e grandioso di un gesto fine a se stesso...

 

 

 

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